FOCUS B – ReNDiS-stat
L’ambito di riferimento del progetto ReNDiS è costituito da tutta quella parte di programmazione nazionale che ha avuto origine con i “Programmi di interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico” previsti dal D.L. 180/98, poi proseguita con strumenti a diversa denominazione ma sempre riconducibili alla sfera di competenza del Ministero dell’Ambiente. In relazione a questo specifico contesto, la copertura dei dati ReNDiS include tutti gli interventi finanziati a partire dal 1999, nonché tutte le richieste di finanziamento (area istruttorie) presentate dal 2015 in poi. Questo comparto di programmazione rappresenta, negli ultimi vent’anni, l’elemento più significativo tra quelli di rilevanza nazionale specificamente mirati alla mitigazione del rischio idrogeologico e, soprattutto, tra quelli che si pongono in esplicita relazione con la pianificazione di settore operata dalle Autorità di bacino (ora) distrettuali.
Ovviamente, adottando una definizione più generale (e più generica) delle azioni riconducibili alla “difesa del suolo”, nel quadro complessivo andrebbero prese in considerazione tutta una serie di azioni ulteriori, che vanno dagli interventi realizzati con fondi della Protezione Civile in conseguenza di eventi emergenziali, a quelli programmati autonomamente da Regioni ed Enti locali, dall’ex Ministero LL.PP. ora MIT, fino a comprendere anche tutta una serie di opere minori di bonifica, gestione, manutenzione e messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture che, di volta in volta, trovano finanziamento in misure con finalità anche diverse dalla difesa del suolo.
Una caratterizzazione affidabile, organica e completa di questo scenario appare particolarmente complessa, non solo per la scarsità dei dati ma anche per la disomogeneità di quelli disponibili e la frammentarietà delle fonti. Delle indicazioni di valenza generale, però, possono ricavarsi dai dati disponibili nel sistema CUP della Presidenza del Consiglio dei Ministri - DIPE (http://cupweb.tesoro.it/CUPWeb/) che raccoglie tutti i “Progetti di investimento pubblico”, in particolare prendendo a riferimento solamente quelli per i quali è stato attivato (I CUP vengono attivati nel momento in cui l’Ente titolare decide di approvare un Progetto di investimento pubblico e quindi, in molti casi, prima di richiedere ed ottenere il relativo finanziamento.) un CUP classificato nel sottosettore “difesa del suolo”.
Poiché l’ISPRA, in qualità di ente appartenente al Sistema Statistico Nazionale - SISTAN, partecipa con proprie attività progettuali di natura statistica al Programma Statistico Nazionale, nell’ambito dell’aggiornamento 2016 del PSN 2014-2016 ha proposto un progetto che aveva l’obiettivo di verificare la fattibilità di un potenziamento della propria banca dati ReNDiS integrandola proprio con le informazioni relative agli interventi sopra citati.
La nuova statistica da indagine (SDI APA 48) è stata denominata “Inventario Nazionale dei progetti di investimento pubblico per la difesa del suolo” – ReNDiS-stat ed è stata svolta sia in relazione alla possibilità di potenziare la banca dati, ma anche con l’idea che potesse divenire uno strumento per fornire, periodicamente, un quadro statisticamente significativo sulla distribuzione sul territorio nazionale del parco progetti per la mitigazione del “Dissesto idrogeologico” e dei relativi fondi erogati in Italia. Tutto ciò con l’auspicio di analizzare l’azione di contrasto al dissesto idrogeologico, operato su tutto il territorio nazionale in termini di fondi stanziati e numero di interventi realizzati o previsti, nonché di effettuare considerazioni di maggior dettaglio relative alla tipologia di opere previste e al dissesto presente nell’area d’intervento.
Per un corretto inquadramento delle aspettative e dei risultati dell’indagine, è necessario tenere presente che le informazioni associate al CUP vengono inserite dai singoli responsabili di ciascun progetto (generalmente i RUP) e, quindi, le relative classificazioni risentono delle diverse “letture” individuali operate in fase di inserimento dati.
Di conseguenza, nella banca dati CUP ci potrebbero essere (e sicuramente ci sono) interventi di difesa del suolo che non sono stati classificati come tali (o viceversa), ma sui dati complessivi questo non dovrebbe avere un’incidenza significativa.
La rilevazione ha permesso di acquisire, direttamente da 4.381 Enti titolari di 27.865 CUP per la difesa del suolo, una serie di informazioni statistiche ambientali di particolare interesse per ISPRA (quali la tipologia di dissesto all’origine dell’intervento, tipologia dell’opera realizzata e precisa localizzazione geografica dell’intervento) per ben 15.079 interventi (pari ad oltre il 54% del totale degli interventi). Al fine di garantire una maggiore efficacia in termini di tassi di risposta della
suddetta rilevazione statistica, il gruppo di lavoro interdipartimentale55 istituito ad hoc, ha inizialmente realizzato una pre-indagine web rivolta a tutti gli Enti titolari dei quasi 28.000 CUP relativi a progetti di investimento pubblico per la difesa del suolo (finanziati o proposti a finanziamento con fondi comunitari, nazionali, regionali, comunali, etc.). La pre-indagine è stata finalizzata all’acquisizione dei nominativi e dei recapiti dei referenti per la rilevazione e così individuare i soggetti, più “vicini” alle informazioni sui singoli CUP, a cui inviare il questionario tecnico dell’indagine. Questa prima fase ha avuto un importante riscontro; infatti, il 49,6% delle amministrazioni contattate ha fornito le informazioni richieste relativamente a circa il 78% dei CUP oggetto d’indagine. Nei casi di mancato riscontro si è proceduto, laddove possibile, ad individuare autonomamente i referenti utilizzando le informazioni disponibili sui siti internet degli Enti titolari o, eventualmente, i dati già acquisiti da ISPRA nell’ambito del monitoraggio ReNDiS.
La lista della popolazione oggetto d’indagine è costituita dalla “fotografia” ottenuta in base ai dati presenti nell’Anagrafe dei progetti del Sistema Informativo CUP - Codice Unico di progetto di investimento Pubblico Categorie di intervento comprese nel settore 02- Infrastrutture ambientali e risorse idriche, Sottosettore 05 - difesa del suolo del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, relativamente ad ogni Amministrazione titolare di progetti/interventi di difesa del suolo “attivi” dal 2000 al 30 Ottobre 2015.
La principale categoria di amministrazioni titolari oggetto d’indagine è rappresentata da quelle comunali, costituenti ben l’86,6% dei soggetti a cui l’indagine è stata rivolta, percentuali nettamente più basse (circa il 4%) sono espresse dai Consorzi, essenzialmente di bonifica, e comunità montane, poi via via con percentuali assai esigue altre categorie di amministrazioni pubbliche (centrali, regionali, provinciali, università, autorità di bacino, altri tipi di enti e unioni di comuni). Anche in termini di CUP, che rappresentano la vera e propria unità di rilevazione, la prevalenza spetta alle amministrazioni comunali titolari del 41% dei CUP oggetto d’indagine, seguono le amministrazioni regionali (19,6%), le amministrazioni provinciali (11,6%) e i consorzi (11,1%), poi le altre tipologie di amministrazioni, con numeri di CUP inferiori al 5% del totale.
In termini di disaggregazione geografica/regionale, la maggior parte delle amministrazioni titolari dei CUP oggetto d’indagine si collocano in Piemonte (15,4%) e Lombardia (12,4%) mentre le percentuali più alte di CUP oggetto d’indagine, sono a titolarità di amministrazioni localizzate prevalentemente in Toscana (9,8%), Veneto (9,3%), Emilia-Romagna (8,9%) e Lombardia (7,8%).
Per le sole amministrazioni titolari dei CUP oggetto d’indagine, rispondenti al questionario, la collocazione geografica è prevalentemente concentrata in Piemonte (18,1%), Lombardia (13,8%), e Toscana (7,3%), mentre le percentuali più alte di CUP per i quali sono state reperite informazioni, sono a titolarità di amministrazioni localizzate prevalentemente nelle Regioni Emilia-Romagna (13,3%), Veneto (13%), e Toscana (11,2%).
Su un totale di 27.865 CUP sono stati compilati i questionari di ben 15.079 CUP, con una percentuale di risposta pari al 54%, che per la metodologia di rilevazione utilizzata (via web) è ben al di là dei consueti tassi di risposta Si noti che trattandosi del primo anno della rilevazione, il risultato ha evidentemente risentito di una attività di progettazione e organizzazione impegnativa, per cui la risposta si può ritenere un ottimo risultato.

Andando ad analizzare nel dettaglio le amministrazioni rispondenti in termini di CUP, vediamo che quelle che hanno risposto maggiormente rispetto al numero di CUP di cui sono titolari, sono state le amministrazioni partecipate, le unioni dei Comuni, i Consorzi e le Amministrazioni centrali, con percentuali di CUP compilati su CUP totali superiori al 75%.
Un commento a parte meritano le amministrazioni comunali che, sia in termini di numerosità, sia in termini di CUP, sono la tipologia di amministrazione più numerosa, con dei tassi di risposta in termini di amministrazioni pari al 38%, e in termini di CUP compilati su CUP totali pari al 39%. Le percentuali, sembrerebbero non elevate ma analizzando i Comuni per popolosità, si osserva come i CUP per i quali non sono pervenute risposte, siano essenzialmente comuni piccoli (<5 mila abitanti 70%), o addirittura piccolissimi (<3 mila abitanti 58%, e <2 mila abitanti 46%). Ciò fa capire la difficoltà di questi piccolissimi comuni di poter collaborare a una indagine statistica, considerato il presunto esiguo numero di personale in dotazione organica da dedicare. Tale risultato è di particolare importanza per la progettazione di un’eventuale nuova edizione della rilevazione ReNDiS-stat, che probabilmente dovrà ridurre il proprio perimetro d’azione viste le difficoltà oggettive nella partecipazione volontaria a questo tipo di attività statistiche da parte delle amministrazioni comunali con una popolazione residente di numerosità esigua.
Il 61,6% dei CUP censiti, sono relativi a monodissesti56, il 21,3% a pluridissesti57 intra classi, ovvero sono relativi a più tipologie di dissesti appartenenti alla stessa classe: costiera, idraulica, frane, valanghe, incendi; il 5,2% a pluridissesti tra classi di dissesto diverse e l’11,9% non sono invece riconducibili a dissesti, sebbene di questi ultimi il 67,7% sono realmente non riconducibili a dissesti, mentre il restante 32,3% è rappresentativo di opere definibili come preventive, ovvero realizzate in assenza di dissesti verificatisi.

Tra i monodissesti, quasi il 95% dei CUP sono riconducibili al dissesto idraulico (70,3%) e alle frane (24,4%), percentuali nettamente inferiori sono invece relative al dissesto costiero (4,4%), agli incendi (0,7%) e alle valanghe (0,3%).



Per ogni monodissesto, le tipologie di opere realizzate o progettate da sole (mono) o insieme ad altre (plurime) vedono primeggiare nettamente rispetto alle altre:
Analizzando le tipologie di opere e/o operazioni di sistemazione a prescindere dal loro utilizzo a seguito di un particolare dissesto, è interessante notare come a livello generale, per tutti i CUP censiti, più dell’85% delle opere sono riconducibili ad opere di sistemazione idraulica o di sistemazione post frane. Di queste opere più del 38% sono riconducibili a sole 7 tipologie di opere di sistemazione (vedi tabella 1).
In dettaglio, il 25,1% sono sistemazioni idrauliche attinenti alle “Operazioni in alveo” su tutti: “Adeguamento sezione di deflusso alveo (ricalibratura sezione / rimozione depositi alluvionali, rinaturalizzazione, demolizioni)” (10,1%, ovvero presenti in quasi 4.000 CUP censiti), “Manutenzione” (7,9% ovvero presenti in poco più di 3.000 CUP censiti), “Taglio selettivo vegetazione” (7,1% ovvero presenti in quasi 2.800 CUP censiti).
Un ulteriore 5,4%, sono sistemazioni idrauliche attinenti alle “opere longitudinali”: “Scogliera” (ovvero presenti in poco più di 2.000 CUP censiti), inoltre, un ulteriore 4,1%, sono sistemazioni post frane attinenti alle “operazioni sul pendio”: “Riprofilatura, gradonatura, riporto terreno di appesantimento al piede” (2,2% ovvero presenti in poco più di 800 CUP censiti) e “Taglio vegetazione, disboscamento selettivo” (1,9% ovvero presenti in poco meno di 750 CUP censiti).
Infine, rilevante sottolineare, pure che un ulteriore 3,8% (ovvero presenti in quasi 1.500 CUP censiti), sono sistemazioni idrauliche attinenti alle “opere di difesa e laminazione piene”: “Arginatura (ringrosso, sovralzo, rivestimento, diaframma, difesa)”.
In termini generali, si riscontra che le percentuali più alte di informazioni sui progetti (CUP) acquisiti sul totale degli acquisibili, si sono registrate per l’Emilia-Romagna (tasso di risposta in termini di CUP compilati sul totale dei compilabili 80,4%), Valle d’Aosta (79,6%), Marche (76,4%) e Veneto (75,2%), le più basse per Calabria (30%), Molise (32,1%) e Sicilia (37,5%).
Le amministrazioni comunali, titolari, a livello generale, della maggior parte dei CUP oggetto d’indagine hanno mostrato dei tassi di risposta in termini di CUP compilati sul totale superiori al 55% in Emilia Romagna (61%), Toscana (60%), Veneto (59%) e Valle d’Aosta (57%), le percentuali più basse si sono invece registrate in Liguria (14%), Basilicata (20%) e Campania (21%). Ad ogni modo pressoché in tutte le regioni, le amministrazioni comunali non rispondenti sono prevalentemente (percentuali tra il 50% e il 91%) comuni piccolissimi, ovvero con meno di 5 mila abitanti.
In ben 16 regioni su 20, percentuali superiori al 50% indicano dei progetti legati a monodissesti. Tra i monodissesti, a parte Molise, Sicilia e Abruzzo dove prevalgono le frane, per le restanti regioni è il dissesto idraulico d’essere quello maggiormente legato al parco progetti censito. La distribuzione regionale delle tipologie di monodissesto, evidenzia il predominio del dissesto idraulico con percentuali sopra il 70% in 10 regioni su 20 con picchi di quasi totale esclusività (tassi superiori al 85% per Umbria e Friuli-Venezia Giulia). Il dissesto costiero, invece, mostra percentuali superiori al 10%, nell’ambito delle distribuzioni regionali in Calabria (24%), Abruzzo (13%), Sicilia (12%) e Marche (11,3%). Gli incendi invece hanno un maggior peso tra i progetti della Sicilia (6%), Veneto (3,8%) e Campania (3%). Le Valanghe in Valle d’Aosta (1,3%).
Anche in termini di pluridissesti intra classi, ovvero più tipologie di dissesto appartenenti alla stessa classe di dissesto a monte del progetto in questione, la prevalenza in quasi tutte le regioni è per il dissesto idraulico; solo in Molise, Abruzzo, Valle d’Aosta, Puglia e Sicilia prevalgono tra i pluridissesto intra classi, le frane.
Tra le tipologie di opere realizzate o progettate da sole (mono) o insieme ad altre (pluri) tra i progetti legati ai monodissesti di dissesto idraulico, in ben 18 regioni su 20 “prevalgono” (cioè rientrano tra le prime 5 opere più diffuse): l’ “Adeguamento sezione di deflusso alveo (ricalibratura sezione / rimozione depositi alluvionali, rinaturalizzazione, demolizioni)” con percentuali di diffusione addirittura superiori al 27% in Abruzzo e Basilicata; la “Manutenzione” con percentuali di diffusione addirittura superiori al 30% in Valle d’Aosta e Umbria, poi in 13 regioni su 20 prevale anche il “taglio selettivo della vegetazione” con percentuali di diffusione addirittura superiori al 30% in Umbria.
Relativamente ai monodissesti legati alle frane, le tipologie di opere realizzate o progettate da sole (mono) o insieme ad altre (pluri) più diffuse (cioè rientrano tra le prime 5 opere più diffuse) a livello regionale sono: la “Palificata, palificata tirantata, paratia di micropali, pali, palancole, pannelli in c.a.” in ben 9 regioni sulle 17 regioni con percentuali di monodissesto legato alle frane rilevanti, con percentuali di diffusione superiori all’11% in Abruzzo; la “Riprofilatura, gradonatura, riporto terreno di appesantimento al piede” in ben 8 regioni sulle 17 regioni con percentuali di monodissesto legato alle frane rilevanti, con percentuali di diffusione intorno al 9% in Basilicata ed Emilia-Romagna.
Tra le opere legate al dissesto costiero le più diffuse a livello regionale sono: il “ripascimento delle spiagge”, “le opere di difesa aderenti (scogliere, muri, rivestimenti)” e le “Opere longitudinali sommerse (barriere)”.
Interessanti sono anche i principali risultati emersi dall’analisi sulla diffusione, nelle varie regioni, delle opere di sistemazione a prescindere dal loro utilizzo a seguito di un particolare dissesto, infatti, emerge che in ben 14 regioni su 20 l’operazione idraulica in alveo “Adeguamento sezione di deflusso alveo (ricalibratura sezione / rimozione depositi alluvionali, rinaturalizzazione, demolizioni)” si colloca al primo posto, ovvero la sistemazione maggiormente presente nelle varie regioni, con percentuali di diffusione addirittura del 19,6% in Umbria e del 17,7% in Valle d’Aosta. Nelle altre 6 regioni, eccetto il Molise, si colloca comunque tra le prime 3 sistemazioni. In Molise primeggiano le opere legate alle frane.
Altresì interessante, il fatto che le opere e/o operazioni idrauliche sono tra le prevalenti in tutte le regioni eccetto il Molise. Infatti quasi tutte le regioni, prevalgono sistemazioni idrauliche o legate alle frane; in Abruzzo e in Calabria tra le principali opere risultano anche quelle legate alle aree costiere, rispettivamente il “Ripascimento spiagge” in Abruzzo e le “opere di difesa aderenti (scogliere, muri e rivestimenti)” in Calabria, mentre in Sicilia rientrano tra le prevalenti anche gli interventi strutturali legati agli incendi.
L’esperienza effettuata con la rilevazione ReNDiS-stat ha permesso di indagare su numero di CUP relativi al dissesto idrogeologico nettamente superiore a quello che l’attività di ReNDiS permette di fare usualmente. Tutto ciò ha inoltre permesso di ottenere informazioni “ambientali” utili per mappare sul territorio varie tipologie di dissesto nonché le risposte in termini di opere progettate per far fronte agli stessi, assicurando altresì un inedito zoom sul parco progetti nazionale sul tema del disseto idrogeologico.
Non solo dal punto di vista “informativo” ma anche dal punto di vista prettamente organizzativo gestionale, l’esperienza ReNDiS-stat si può ritenere un ottimo risultato. Trattandosi di una rilevazione totalmente nuova per l’argomento e per ISPRA e considerando anche l’impegnativa attività di progettazione e organizzazione della rilevazione, i tassi di risposta conseguiti sono stati superiori alle aspettative. Ottenere, infatti, informazioni “tecniche” per il 54% di CUP (più di 15mila CUP) utilizzando come metodologia di rilevazione un questionario web va al di là dei consueti tassi di risposta di tipologie di indagini analoghe.
Questa esperienza, ha voluto rappresentare sia un esempio di sfruttamento “tematico”, in questo caso ambientale delle informazioni relative ai vari progetti finanziati, sia l’uso proficuo di dati “statistici” e di dati provenienti da archivi amministrativi.
Come possibile sviluppo futuro, avendo acquisito anche informazioni georeferenziate per i vari CUP censiti, la sovrapposizione con altre geo-informazioni, ISPRA, di carattere ambientale (ad esempio aree di vulnerabilità, o di pericolosità) può rappresentare una modalità fattiva di valorizzazione della inedita e impegnativa base informativa censita.